Proposte di investimenti record in Puglia

Capone_incontro Titolo IIBARI- Ben 500 proposte movimentate dai nuovi incentivi regionali che sfiorano i 370 milioni e programmano di impiegare quasi 8.500 unità di lavoratori a investimenti ultimati. Si tratta di numeri record, gli stessi di cui beneficerà la Puglia grazie a progetti che arrivano da imprese italiane e straniere di ogni dimensione in poco più di due mesi dall’avvio degli interventi del nuovo ciclo di programmazione.

Tra le new entry, Fincons, industria ICT di Milano, chiede alla Regione di poter investire a Bari in strutture, strumenti, ricerca e innovazione. Dema, impresa aerospaziale di Napoli, vuole realizzare uno stabilimento a Brindisi e presenta un progetto per attivi materiali (strutture e strumenti), ricerca e innovazione. Sipal (che a Torino si occupa di aerospazio) a Grottaglie vuole una sede solo ed esclusivamente per fare ricerca e innovazione con un investimento dedicato che dà i brividi, considerando l’oggetto immateriale ed esclusivo della spesa.

Le proposte si rincorrono dal Nord al Sud della penisola e arrivano fino all’India dove la multinazionale del settore chimico Jindal guarda a Brindisi per i suoi nuovi investimenti. Somme da capogiro: 49 milioni di euro per strumenti e tanta ricerca.

Il tratto distintivo è proprio questo. Le proposte puntano tutto sull’innovazione, mostrando di voler agganciare la Smart Puglia 2020 senza se e senza ma. Sui 370 milioni, 93 sono investimenti in ricerca, fiumi di risorse che in termini percentuali valgono il 25% dell’intera cifra. Una rivoluzione della mentalità imprenditoriale che non ha eguali in Puglia e forse neanche in Italia per dimensione del fenomeno.

Nel commentare questi dati, l’assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone ha spiegato: “Siamo diventati una delle regioni più attrattive d’Italia. E oggi ne abbiamo una dimostrazione. Il 15 giugno, abbiamo attivato il pacchetto di nuovi incentivi, tra i quali i Contratti di Programma e i vari Pia per imprese medie, piccole e turismo. In piena estate e con agosto di mezzo siamo stati sommersi di domande. Certo ci speravamo, ma la realtà ci ha spiazzato. La risposta si spiega con un concetto semplice: fiducia. Le imprese evidentemente si fidano dell’azione amministrativa della Regione perché noi nella passata programmazione abbiamo garantito serietà, cioè rispetto degli impegni e risposte i in tempi certi. Ma non ci basta, vogliamo di più. La nostra aspirazione è allineare il Pil della Puglia al resto del Paese e faremo tutto quello che è in nostro potere per raggiungere quest’obiettivo. La strada maestra resta sempre quella di investire in innovazione e internazionalizzazione, ma non possiamo fare tutto da soli. Chiediamo al governo nazionale di supportare la nostra azione soprattutto sul piano delle infrastrutture che rappresentano il grosso deficit che il Mezzogiorno paga per il consolidamento del manifatturiero”.

Puglia Sviluppo, società in house della Regione Puglia, è l’organismo intermedio per la gestione degli incentivi regionali, garantisce istruttorie in tempi rapidi e interlocuzione costante con le aziende. L’amministratore unico Sabino Persichella sottolinea il lavoro svolto col partenariato: “Ogni nostra azione – ha dichiarato – è stata condivisa con il partenariato. Le scelte collegiali hanno garantito che la strategia fosse vincente. Così siamo riusciti anche a dare continuità all’azione amministrativa che nel ciclo precedente ha portato a 4 miliardi di investimenti. Anche oggi le imprese hanno a disposizione avvisi privi di scadenza. E tuttavia bisogna consolidare i risultati raggiunti. A breve realizzeremo ulteriori strumenti che potranno favorire l’accesso delle imprese al mercato dei crediti e dei capitali per promuovere la crescita dimensionale delle aziende pugliesi”.

Il direttore generale Antonio De Vito ragiona sui risultati raggiunti: “Le imprese hanno accettato la sfida nonostante i nuovi bandi alzino l’asticella dell’accessibilità vincolandole a fare ricerca. Oggi un semplice investimento in attivi materiali non è più fattibile se non è accompagnato da un intervento in ricerca industriale e sviluppo sperimentale che innovi processo e prodotto. Abbiamo condiviso con le associazioni di categorie e i sindacati l’opportunità di stare all’interno di un ciclo economico tecnologico e le imprese hanno capito che se non si adeguano alla specializzazione intelligente sono fuori dal mercato”.