Finanza Territoriale: a Bari la presentazione del rapporto

foto bari dueBARI- Domani, venerdì 5 dicembre alle ore 9.15, si presenta a Bari, nell’Aula Aldo Moro dell’Università degli Studi di Bari (palazzo Pasquale Del Prete, piazza Cesare Battisti 1)  il 10° Rapporto su ‘LA FINANZA TERRITORIALE’ in Italia. Un’opera unica, sviluppata attraverso la partnership di sei istituti di ricerca socioeconomica: IRES Piemonte, IRPET Toscana, SRM, Éupolis Lombardia, Ipres Puglia e Liguria Ricerche.

L’evento è realizzato con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell’Aisre (Associazione Italiana di Scienze Regionali).

Il Rapporto monitora e analizza l’evoluzione delle entrate e delle spese degli enti territoriali italiani. In aggiunta, quest’anno si esamina con un focus speciale il fenomeno inerente l’avvio delle Città Metropolitane, la grande sfida che toccherà il governo locale italiano.

Diversi gli aspetti considerati, a partire dal bisogno di ricercare accordi e compatibilità nella finanza dei comuni di ogni area metropolitana (in particolare si esamina la situazione torinese), proseguendo sulla progettualità infrastrutturale ed economica di area vasta (esaminata nel caso di Napoli e di Firenze), oppure sull’integrazione dei servizi (Bari). Altri aspetti trattati sono l’impostazione normativa data dalla Legge “Del Rio” ed il rapporto con le Regioni.

Il rapporto esamina anche la difficile congiuntura economica, finanziaria e normativa della finanza territoriale. L’evoluzione decennale (da quando iniziò la pubblicazione del volume) mette in evidenza il cambiamento intervenuto dal 2008 per tutti gli enti territoriali: le uscite correnti iniziano a contrarsi, seppur lentamente, per Province, Regioni e più recentemente anche per i Comuni e gli enti sanitari.

Negli ultimi due anni la persistenza della crisi economica ha portato l’accumularsi di manovre indette per ridurre l’indebitamento, per razionalizzare la spesa, per stimolare la crescita. Ma non mancano le incongruenze tra le stesse.

La spending review ha prodotto più una riduzione drastica che una razionalizzazione della spesa; le misure per sbloccare i crediti delle imprese verso le P.P.A.A. hanno inciso solo sulle spese correnti, e gli investimenti non hanno registrato alcuna inversione di tendenza. 

Il 2013 ha poi visto un dibattito confuso sulla sospensione dell’Imu sulla prima casa, poco chiaro ai contribuenti, soprattutto negli esiti finali: oggi si stima che l’impatto della Tasi in termini di pressione fiscale potenziale non si discosti molto da quella Imu anche perché tutti i capoluoghi italiani hanno applicato le aliquote massime della Tasi sull’abitazione principale, nonché quelle massime di Imu e/o Tasi per il resto degli immobili. A fronte dell’incertezza sulle risorse molte amministrazioni hanno puntato sulle leve rimaste, come l’aumento dell’addizionale sull’Irpef.

I processi in corso sono molteplici e di grande rilevanza: dall’impatto della crisi e dell’austerità fiscale; all’evoluzione della fiscalità locale di origine immobiliare; dal riassetto istituzionale (forme associative dei comuni, partecipazioni degli enti locali, funzioni delle Province) alle nuove regole di bilancio in pareggio.

Disporre di un monitoraggio dell’intervento locale, complessivo e nelle sue specifiche dimensioni tematiche, risulterà quindi sempre più importante, soprattutto se saprà cogliere i suoi riflessi sul territorio e quelle particolarità locali che spesso sfuggono negli aggregati di finanza pubblica.